TUTTA L’ ITALIA CHE “BRUCIA”
Mappa degli inceneritori in Italia (rielaborazione dati Federambiente 2001) con impianti per rifiuti urbani, speciali e di coincenerimento (dati osservatorio nazionale rifiuto 2004).Abbiamo poi aggiunto le previsioni di ulteriori inceneritori progettati negli anni successivi al 2001

2001) con impianti per rifiuti urbani, speciali e di coincenerimento (dati osservatorio
nazionale rifiuto 2004).Abbiamo poi aggiunto le previsioni di ulteriori inceneritori
progettati negli anni successivi al 2001
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dalle 2.900.000 tonnellate del 2001 alle 10.500 del 2010 triplicando le potenzialità
del trattamento e quindi moltiplicando il numero di impianti che passerebbero
dagli attuali 50-55 ad almeno 120 (nostra stima). Così circa il 30% dei
RU italiani verrebbe incenerito. A questi inceneritori vanno sommati quelli
per rifiuti speciali anche pericolosi (nel 2002 sono state incenerite 843.000
t di RS di cui 493.000 pericolosi). Questi impianti, spesso di piccole dimensioni,
sono 84 (vedi scheda). Infine a questi "impianti dedicati" ne vanno
aggiunti almeno altri 60 tra cementifici e "impianti industriali"
che dichiarano il "coincenerimento". Il totale attuale è dunque
di 200 inceneritori che si vorrebbero portare a circa 270. L’Italia che "BRUCIA"
Elenco degli impianti "non dedicati" e degli inceneritori per "speciali"
anche pericolosi(ospedalieri ecc.) Ricordiamo che gli inceneritori per gli "urbani"
sono circa 50-55 ubicati soprattutto al nord -circa 40- al centro -14 impianti-al
sud 4 impianti con la previsione di costruzione di circa 20 (vedi Acerra,S.Maria
La Fossa la Puglia,la Sicilia e la Calabria dove si prevedono impianti di grossa
taglia in alcuni casi da circa 2000 t.\giorno- VEDI MAPPA) Premessa:a questi
sono da sommare ulteriormente almeno 260 impianti che vengono definiti "impianti
di cogenerazione"(non segnati nella mappa) che per lo più bruciano,
nelle rispettive aziende rifiuti dal legno,dall’industria della carta e affini.Questi
"bruciatori"sono in genere piccoli inceneritori che trattano nell’azienda
di produzione gli scarti spesso definiti "biomasse"(residui dell’industria
agroalimentare o dell’industria del legno) delle proprie lavorazioni. Essi pur
trattando mediamente poche centinaia di tonnellate all’anno (a volte anche qualche
migliaia)non sono assolutamente da sottovalutare per il loro impatto sanitario
considerando anche la scarsità dei controlli.
IMPIANTI NON DEDICATI:
Robilante(CN)
Alba (CN)-gassificatore per biomasse Pozzilli(IS)
rifiuti speciali Legnano Bosano(CB)
cementificio Mantova Monopoli(BA)
cementificio Pavia (Valle Lomellina)
Fasano(BR)
cementificio Lodi Barletta(BA)
cementificio Comaddio (VA)
Sorbo(LE)
biomasse Sustinente(MN)
Galatina-cementificio cdr Mortara(PV)
Modugno(BA)
biomasse Merano(BZ)
Rovereto(TN)
biomasse Taurisano(BR)
cementificio Ponte nelle Alpi(BZ)
cementificio Villa Castelli(BR)
cement. Malo (VI)
Spresiano(TV)
cementificio Matera-cementificio Susegana(TV)
cementificio Crotone-biomasse Fontaniva(PN)
cementificio Lamezia Terme-biomasse Pederorba(TV)
cementificio brucia pneumatici Rende(CS)
Fontanelle(BL)
biomasse S.Calogero(VV)
laterizi Tranvesto(PN)
cementificio Rossano(CS)
gassificatore Ospitale di Cadore(BL)
Castiglione cosentino Ravenna -cementificio S.Giusta(OR)
Piacenza-cementificio brucia olii esausti Solignano(PR)
cementificio Argenta(FE)
Faenza-biomasse Gubbio(PG)
cementificio brucia pneumatici Terni Viterbo -attività estrattiva
Anagni(FR)-brucia pneumatici
Scafa (PE)
cementificio brucia pneumatici Pescara-cementificio brucia anche cdr
Lentella(CH) cementificio
INCENERITORI PER RIFIUTI SPECIALI
La gran parte di questi inceneritori ha "goduto"delle
procedure semplificate(art.33 del dlgs22\97) e non è stata sottoposta
a nessuna valutazione di impatto ambientale. Spesso la popolazione non sa nemmeno
che questi impianti bruciano rifiuti.
Torino (Nichelino,PonteCanavese,Rivalta1,Rivalta2)
Serravalle Scrivia (AL),
Vercelli, Filago (BG),
Scanzorosciate(BG),
Garbagnate(MI),
Paderno Dugnano(MI) Rho,
Caronno,
Pertusella,
Tre impianti nel polo di Marghera(VE),
Villadose(RO),
Lonigo(VI),
Montecchio maggiore(VI),
Manzano(UD)
Spilimberto(PN),
due impianti a Ravenna, Ferrara, Forli,
Civitella val di Chiana(AR),
Roma(rifiuti sanitari),
Sermoneta(LT)
Casalnuovo(NA),
Nocera Inferiore(SA),
Salerno, Melfi(PZ),
Cerignola(FG),
Brindisi.
A questi impianti vanno aggiunti: l’inceneritore per fanghi di Prato l’Ansaldo
di Genova,
Assemini(CA),
Elmas(CA),
Ottana(NU)
e ad almeno altri 20 di piccole dimensioni per un totale di 84 (i più piccoli non sono registrati nella mappa ma comunque da mettere nel conto).
ALTRI IMPIANTI PREVISTI NELLE PIANIFICAZIONI PROVINCIALI o d’iniziativa privata.
Torino-rsu; Cuneo-rs;
Alessandria-rsu; Genova-rsu;
Borgo a Mozzano(Lu) - fanghi di cartiera e biomasse;
Prato-rsu; Firenze-rsu;
Latina-rsu; Bari-rsu;
infine il cosiddetto “cogeneratore”di Scarlino(Gr) sta bruciando biomasse e non è ancora chiara la sua destinazione.
Infine ancora un inceneritore “non dichiarato”brucia
“black liquor”(scarto della lavorazione del legno) a Bagni di Lucca
in Toscana (l’impianto non è rilevato nella mappa). Le indicazioni della
mappa possono non tener conto di alcune sovrapposizioni (poiché alcuni
impianti per rsu a volte bruciano anche rifiuti speciali) oppure di impianti
che pur non ancora in fase di progettazione sono però previsti nelle
pianificazioni regionali e provinciali. In ogni caso la mappa indica con ottima
approssimazione il numero e la dislocazione degli inceneritori comprendendo
anche quelli in previsione. Per maggiore informazione circa i singoli i mpianti
mettersi in contatto con il nostro indirizzo e-mail.
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